La comodità di essere in errore
Racconto di Heinz Grill
Il chiarimento di un errore, nel quale si era incorsi inconsciamente per anni, porta con sé un lieto sollievo. L’intelletto, con il suo modo di pensare soggettivo, questa “costruzione coperta da nuvole”, si apre all'improvviso alla luce del giorno e un raggio solare ricomincia a splendere. Se prendiamo in considerazione la politica e tanti altri campi della vita, si vede quanto amiamo rimanere imprigionati nelle nuvole dell'errore, semplicemente perché risulta più comodo.
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1° tiro,fessure facili.
Entrammo nella via. Franz, il mio compagno, disse che le difficoltà sarebbero culminate solo verso la fine. Scalai alcune lame e passaggi e raggiunsi un chiodo con moschettone, che rivelava un vecchio ritiro. Presumibilmente alcuni ripetitori si erano già lasciati respingere dall'itinerario troppo audace. Noi continuammo a scalare. Non era presente nessuna sosta. Un albero sullo strapiombo e un buon hexentric si stavano rivelando tutt'altro che una posizione comoda. Le norme di sicurezza erano comunque garantite dall'hexentric ben posizionato. Salii con incastri di pugno nella fessure e raggiunsi un altro albero. Anche qui non c'erano chiodi. Franz disse solamente che Giuliano era un tipo coraggioso.
Finalmente venne il passaggio chiave, una fessura verticale per incastrarsi, senza neanche un chiodo. Passaggi ricoperti di muschio talvolta larghi, talvolta stretti. Alcuni alberi all'inizio erano molto difficili da superare, avevamo bisogno di una grande abilità acrobatica per questo ultimo passaggio. Ci sentivamo in quegli anni molto moderni, perché avevamo già dadi, mentre Giuliano Stenghel aveva superato quella fessura in modo totalmente libero. Non consentimmo l'umiliazione di tornare indietro dopo essere giunti così in alto, disponendo di attrezzatura migliore, e quindi continuammo lottando con i pugni incastrati nella fessura, persino con il sangue che cominciava a sgorgare dalle ferite: il muschio grigio mostrava già alcune tracce rosso scuro. Solo con grande difficoltà raggiungemmo l'uscita.
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Il 3° tiro prima della pulizia: pieno di alberi e erba.
Nei giorni successivi Florian, Franz, Barbara ed io abbiamo lavorato per un'ulteriore pulizia della via. Finalmente era rinata la Via del vecio, risorta dalla vegetazione traboccante. Siamo andati con orgoglio da Giuliano e abbiamo condiviso una cena con lui e la sua famiglia sulla sua terrazza. Quando gli abbiamo fatto vedere le foto della sua via, com'era adesso senza alberi e cespugli, ci ha guardato con uno sguardo dubbioso. Abbiamo fatto qualcosa di sbagliato? Questo nostro intervento risultava troppo forzato per la natura e i suoi cicli? Ci vennero quasi dei rimorsi.
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Sonia Tammerle nella fessura strapiombante del 2° tiro
Improvvisamente si è schiarito tutto, le nuvole offuscanti dell'errore si sono dissolti in un attimo. Siamo tornati nella realtà.
Per metà della vita ci siamo costruiti, con certezza e senza dubbi, un malinteso. Credevamo di aver salito la più difficile ed esigente via di Giuliano. Ecco che nelle nostre teste è diventato come “sereno”; il carico opaco è caduto fuori dalle nostre teste, come un sasso.
Sicuramente l’errore non è una rarità nella storia dell'Alpinismo. Alla via originale di Giuliano si è aggiunta una sorella più giovane e ha ricevuto il nome di “Presunta via del vecio”.