Arrampicate sportive ed alpinistiche ad Arco nella Valle del Sarca
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La comodità di essere in errore


Racconto di Heinz Grill


Il chiarimento di un errore, nel quale si era incorsi inconsciamente per anni, porta con sé un lieto sollievo. L’intelletto, con il suo modo di pensare soggettivo, questa “costruzione coperta da nuvole”, si apre all'improvviso alla luce del giorno e un raggio solare ricomincia a splendere. Se prendiamo in considerazione la politica e tanti altri campi della vita, si vede quanto amiamo rimanere imprigionati nelle nuvole dell'errore, semplicemente perché risulta più comodo.

Giuliano Heinz Florian
1° tiro,fessure facili.
Da giovani eravamo ambiziosi e ancora relativamente dinamici. Da un conoscente venimmo a sapere che sulla muraglia del Monte Altissimo si trovava una via d''arrampicata in fessura molto impegnativa. Giuliano Stenghel, il primo salitore, l'aveva superata con con tanto rischio giocandosi il tutto per tutto. L'arrampicata in fessura era la nostra specialità. Eravamo già in possesso di dadi in varie misure, i friend però non esistevano ancora in quel periodo.

Entrammo nella via. Franz, il mio compagno, disse che le difficoltà sarebbero culminate solo verso la fine. Scalai alcune lame e passaggi e raggiunsi un chiodo con moschettone, che rivelava un vecchio ritiro. Presumibilmente alcuni ripetitori si erano già lasciati respingere dall'itinerario troppo audace. Noi continuammo a scalare. Non era presente nessuna sosta. Un albero sullo strapiombo e un buon hexentric si stavano rivelando tutt'altro che una posizione comoda. Le norme di sicurezza erano comunque garantite dall'hexentric ben posizionato. Salii con incastri di pugno nella fessure e raggiunsi un altro albero. Anche qui non c'erano chiodi. Franz disse solamente che Giuliano era un tipo coraggioso.

Finalmente venne il passaggio chiave, una fessura verticale per incastrarsi, senza neanche un chiodo. Passaggi ricoperti di muschio talvolta larghi, talvolta stretti. Alcuni alberi all'inizio erano molto difficili da superare, avevamo bisogno di una grande abilità acrobatica per questo ultimo passaggio. Ci sentivamo in quegli anni molto moderni, perché avevamo già dadi, mentre Giuliano Stenghel aveva superato quella fessura in modo totalmente libero. Non consentimmo l'umiliazione di tornare indietro dopo essere giunti così in alto, disponendo di attrezzatura migliore, e quindi continuammo lottando con i pugni incastrati nella fessura, persino con il sangue che cominciava a sgorgare dalle ferite: il muschio grigio mostrava già alcune tracce rosso scuro. Solo con grande difficoltà raggiungemmo l'uscita.

via dell universo
Il 3° tiro prima della pulizia: pieno di alberi e erba.
A distanza di molti anni abbiamo conosciuto Giuliano di persona. Nel corso della nostra conversazione abbiamo preso la decisione di attrezzare la sua Via del vecio con alcuni anelli sulle soste e di pulire l'intera via. Ancora una volta partimmo all'attacco. Questa volta però con il sangue meno fluido e dinamico e con le membra già un po' più vecchie; in compenso avevamo un'attrezzatura migliore, come una serie intera di friend. Il primo tiro ci presentava alcuni chiodi, nel secondo tiro erano piantati perfino dei cunei di legno. Abbiamo messo un anello sulla sosta quindi ho posizionato friend dopo friend nella fessura. Durante gli anni la via si era quasi interamente coperta di erba e cespugli. Mi sentivo come l'operaio di un vivaio, che toglie erba infestante e prepara il terreno. L'ultima fessura rivelava una gioiosa beatitudine alpina, dove si erano aggiunti umidità e uno strato estremamente largo di muschio. Si sarebbe potuto credere che fossimo arrivati nel paradiso dell'Alpinismo. Ho dovuto segare due larghi alberi, perché ostacolavano il passaggio rendendo la via inaccessibile. Con notevole impegno abbiamo raggiunto l'uscita.

Nei giorni successivi Florian, Franz, Barbara ed io abbiamo lavorato per un'ulteriore pulizia della via. Finalmente era rinata la Via del vecio, risorta dalla vegetazione traboccante. Siamo andati con orgoglio da Giuliano e abbiamo condiviso una cena con lui e la sua famiglia sulla sua terrazza. Quando gli abbiamo fatto vedere le foto della sua via, com'era adesso senza alberi e cespugli, ci ha guardato con uno sguardo dubbioso. Abbiamo fatto qualcosa di sbagliato? Questo nostro intervento risultava troppo forzato per la natura e i suoi cicli? Ci vennero quasi dei rimorsi.

via dell universo
Sonia Tammerle nella fessura strapiombante del 2° tiro
“Una fessura per il pugno?” chiese stupito Giuliano. “Sì, sì, da cima a fondo ci sono fessure per il pugno.” Che le fessure siano cambiate con il tempo? Giuliano sosteneva infatti, che la fessure fosse per il corpo. “Forse la montagna col tempo si è ristretta un po'?”, propose intuitivamente la nostra compagna Barbara. Giuliano, glorioso apritore della via, e noi cosiddetti estranei alla zona ci siamo fronteggiati con sguardi perplessi in cerca di capire. Se si è convinti di una cosa ci si sente in uno stato di compiacimento comodo e naturale. Questa realtà piacevole, per quanto coperta di nuvole, non la si vuole assolutamente lasciare senza lotta e discussione. Ora però nella densa discussione annuvolata si stava già preparando un temporale. Ad un certo punto Giuliano ha puntato il dito su una foto della parete e ha detto: “Questa fessura è la mia vecio!” Era una linea completamente diversa, alla destra della nostra opzione di salita.

Improvvisamente si è schiarito tutto, le nuvole offuscanti dell'errore si sono dissolti in un attimo. Siamo tornati nella realtà.

Per metà della vita ci siamo costruiti, con certezza e senza dubbi, un malinteso. Credevamo di aver salito la più difficile ed esigente via di Giuliano. Ecco che nelle nostre teste è diventato come “sereno”; il carico opaco è caduto fuori dalle nostre teste, come un sasso.

Sicuramente l’errore non è una rarità nella storia dell'Alpinismo. Alla via originale di Giuliano si è aggiunta una sorella più giovane e ha ricevuto il nome di “Presunta via del vecio”.