Arrampicate sportive ed alpinistiche ad Arco nella Valle del Sarca
Dos Casina Pezol e Ir Parete di Padaro Monte Colodri Rupe Secca Parete San Paolo Lastoni di Dro Coste Dell'Anglone Monte Brento Pian dela Paia Parete del Limarò Due Laghi
 

La noia


Il ben conosciuto sintomo della “noia”, che nella società moderna è più presente di quanto non siano i parassiti nell’intestino, travolge spesso anche l’arrampicatore abituale. Una via d’arrampicata dovrebbe per lo meno presentare vari passaggi emozionanti che garantiscono cadute verticali superiori a 10 metri. Se non sale con giubilo sul bizzarro e ripido pilastro, ma vaga invece tra cenge d’erba, canaloni e camini boscosi, è descritta con parole profane, semplicemente noiosa. Se si alza solo poco oltre il limite della vegetazione arborea, gli manca quella scintilla sensibile di adrenalina. La caratteristica della botanica si trova, questo è un fatto conosciuto, negli itinerari moderni della Valle del Sarca.

rampa in alternanza
Sul primo tiro - adesso senza erba.
Con la giovane compagna Anna ho osato a salire una di queste vie. Speravo in segreto di poter offrire alla snella e dinamica arrampicatrice che si era arrampicata più nelle palestre di roccia e aveva poca esperienza alpinistica, una “via con stile”.

Sul sentiero verso l’attacco avevo la sensazione di essere poco attraente, rigido, con un piede gonfio e deforme - non ero più di primo pelo. La mia compagna giovane invece era dinamica e chiaramente si aspettava movimenti in spazi ariosi e con particolare suspense.

La via Rampa in Alternanza era la destinazione che desideravamo. Avevo proposto la via perché essendo il primo salitore la conosco bene e anche perché con il mio piede gonfio non avrei potuto fare di più.
rampa in alternanza
Sulla prima alternanza delle rampe (VI).

“Si sale di là?” mi ha chiesto la creatura giovane e bellissima all’attacco ed io ho risposto: “Si, si sale questa rampa.” “Certo che”, ha replicato lei, “si vede abbastanza erba.” Oh signore, perché deve essere tanto dominante nelle vie d’arrampicata questa maledetta vegetazione. Ho quindi risposto, per calmarla: “C’è buona roccia, vedrai.”

Ho impiegato il doppio del solito per salire la prima lunghezza, non solo perché mi mancava ogni sentimento di dinamica con la mia caviglia con i tendini infiammati, ma anche perché ero continuamente occupato a strappare la vetriola, questa maledetta e persistente erbaccia. La mia seconda di cordata dovrebbe veramente trovare roccia di buona qualità senza quest’erba fastidiosa, che uccide ogni sentimento alpinistico. Lei mi ha raggiunto molto velocemente, non aveva avuto nessuna difficoltà e mi ha chiesto subito se non poteva già fare la prima di cordata. “No” ho detto “la linea va ora un po’ a destra, non sarà così facile trovarla.” L’ho detto però non tanto per il motivo che avevo detto a lei ma per i ciuffi d’erba, che mi venivano incontro come una smorfia nei passaggi nel diedro. Volevo che lei vivesse un bell’itinerario con stile e non un’escursione botanica. Niente mi sembrava più scortese e imbarazzante che portare qualcuno attraverso una via trascurata e in brutte condizioni.

Si andava poi a destra sulla successiva rampa mentre contemporaneamente anche il bosco saliva in alto dall’attacco verso destra, cosicché ci trovavamo, con ogni tiro con cui prendevamo quota, solamente poco sopra le chiome degli alberi. Allora ecco il commento annientante della mia
rampa in alternanza
Sul terzo tiro.
compagna, che farebbe inorridire lo spirito di ogni alpinista e primo salitore. Era come aver ricevuto da giovanotto a scuola una brutta censura dal professore: “C’é anche una parete qua oppure ci arrampichiamo solo poco sopra il limite della vegetazione arborea?” mi ha chiesto la mia accompagnatrice. “Aspetta”, ho detto, ma dalla bocca gracile della compagna uscivano parole ancora più pesanti: “Se questa è arrampicata alpinistica allora devo cambiare tutta la mia concezione di alpinismo.” Mi sentivo strano nel mio ruolo di capocordata, che strappava velocemente alcuni steli d’erba per dare all’itinerario una forma più alpinistica. Lei aveva sicuramente ragione, eravamo già arrivati al quarto tiro e avremmo potuto lasciarci giù con un piccolo cordino e uscire dalla parete - era ridicolo. La compagna ha detto: “Arrampicare nella palestra di roccia non è tanto noioso come questo andare da una rampa all’altra.”
rampa in alternanza
Un'alternanza più facile nel terzo tiro.

“Quindi ti annoi attraversando da un lato all’altro?” le ho chiesto. “Volevo salire una vera parete con grandi fessure e strapiombi.” Si, la mia compagna esprimeva noia e ozio a causa dell’ambiente che stavamo salendo, poco sopra le cime degli alberi. La lunghezza successiva mi faceva sentire la pesantezza nel corpo, come se avessi ingerito un pasto troppo pesante per poi superare questa salita priva d’interesse. La dichiarazione della mia compagna carina mi deprimeva a tal punto, che dimenticavo, che nella parte superiore ci aspettava una parete imponente.
rampa in alternanza
Sul 6° tiro.

Poco dopo le corde non si trovavano più sulle cenge verdi, ma pendevano audacemente verso il basso nella parete ripida. Le piacevoli e comode cenge della rampa si trasformavano ora in fessure ripide e l’itinerario aveva spontaneamente cambiato il suo viso, era paragonabile al viso di un bambino che ha ricevuto la cioccolata dopo essere stato rimproverato severamente. Ora il mondo era di nuovo a posto, inoltre arrivava una brezza fresca, che ha riempito il carattere autunnale della dolce Valle del Sarca con un po’ di severità alpinistica. Forse ero ancora in tempo a salvare la dignità della mia via agli occhi della mia compagna, pensavo segretamente e iniziavo a salire la parete finale.
rampa in alternanza
Al inizio del pilastro finale.

Eravamo sulla cima, la compagna carina mi guardava con occhi grandi ma molto innocenti e non sapevo, inizialmente, se era contenta della la via oppure se le sembrava monotona, unilaterale e noiosa. La domanda, se le era piaciuta e se l’itinerario era abbastanza accettabile, mi sembrava quasi ridicola. Per una miglior comprensione del lettore devo aggiungere che gli alpinisti e i primi salitori si identificano spesso più con le loro vie che con la vita professionale, familiare e sociale nel mondo. L’automobile come status symbol si può comprare, ma una via d’arrampicata giudicata come brutta può quasi “estinguere il fuoco della vita” del primo salitore e nessun investimento del mondo potrà migliorare la qualità della via. Rimarrà sempre brutta. Non avevo il coraggio di chiedere alla mia compagna carina di dirmi la verità e mi ostinavo a – detto in gergo - covare ossessivamente qualcosa in me stesso, anche se sapevo che i sentimenti repressi terminano in depressioni.

Allora ecco questo gesto coraggioso, non da parte mia ma da parte della mia compagna, che ha liberato il mio cuore strangolato: “Era una via veramente cool”, ha detto la creatura giovane gettandosi tra le mie braccia.

La Rampa è una via veramente cool, è stata pulita e sistemata - assolutamente consigliabile.